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10th Junio
2010
written by zonafantasma

SGUARDI
JAVIER MARÍAS
Prefazione di Elide Pittarello
Traduzione di Valerio Nardoni
Mavida, 2010

Prima edizione italiana di Miramientos, un’opera pubblicata in Spagna nel 1997, che comprende quattordici ritratti di scrittori di lingua spagnola (Vicente Aleixandre, Juan Benet, Federico Garcia Lorca, Jorge Luis Borges, Horacio Quiroga, Antonio Martinez Sarrion, Luis Cernuda, Guillermo Cabrera Infante, Fernando Savater, Pablo Neruda, Victoria Ocampo, Eduardo Mendoza, Ramon del Valle-Inclan, Adolfo Bioy Casares) più, a chiusura, un ‘autoritratto farsesco’ che l’autore dedica a se stesso.

Borges, pacifico incantatore

La sofferenza di Pablo Neruda

Gli occhi cupi di Federico Garcìa Lorca

Fernando Savater, le philosophe

Quelle fisionomie di scrittori parlanti come mini biografie

Borges cinquantenne ma ancora adolescente, «uomo candido e derelitto», faccia leggermente addolorata che non ha nulla a che fare con il suo nome e con ciò che scrive. E tanto distante dall’immagine dell’anziano mito letterario colto in un’altra immagine, ben consapevole del suo nome e del suo volto «mescolati per sempre».

Lo sguardo di Savater, ironico bonario, penetrante e burlone «da uomo che sta riflettendo». Neruda, rabbuiato giovincello in cerca di risarcimenti e pacioso uomo maturo, in attesa del clic della macchina per tornare a dominare la scena vincendo l’antico risentimento grazie al successo che in ogni caso pacifica. E, poi, il misterioso Benet, il concorde Bioy Casares, la fantastica Ocampo, lo sconfitto Cernuda…

Javier Marias crede (lo ripete nella bella conversazione con Elide Pittarello Voglio essere lento, Mavida, 138 pagine, 14,50) che il lavoro del romanziere sia simile a quello della spia: «La spia deve fare delle scommesse, deve intuire e decidere forse arbitrariamente e un romanziere fa in gran misura lo stesso».

I suoi quattordici ritratti di scrittori (Sguardi, Passigli, 128 pagine, 14,50 euro) hanno come oggetto «occhi sognanti e gentili», «folgoranti e allerta», «occhi sprezzanti con reminescenze da batrace», «occhi impazienti e freddi» impreparati a capire «nulla di quello che hanno deciso di non capire». Tutti “spiati” dallo sguardo di Javier Marias e composti in «minime biografie materiali» che rinunziano ai ricordi personali di amici e alla memoria di testi amati e li incalzano solo attraverso gli indizi di volti e atteggiamenti disseminati nelle immagini, dalle più antiche a quelle più prossime, in rassicurante cronologia. Due foto per Lorca, tre per Cabrera Infante, sei per Quiroga, tre per Mendoza…

Uno sguardo finto e mentale, quello di Marias, una fisiognomica che, per tracce, congetture, interrogativi, piccole aperture di senso, indaga le forme, la scena dei volti e del mondo, la sua cangiante apparenza, l’impercettibile mutazione nascosta dietro la sostanziale immobilità dell’«autoritratto farsesco» finale in cui l’impenetrabile determinazione delle prime immagini si scioglie nel volto che «ha imparato ad essere pietoso» dell’ultima.

La «inafferrabilità della fotografia» e «la reticenza della parola» di commento delineano – scrive la Pittarello - un «vuoto fertile reattivo». E’ «la necessità del racconto», la necessità di un “tempo” lieve, sussultante incalzante impenetrabile. Che è il “tempo” del Marias, narratore e “spia” che sferza tutti i ricordi, le congetture, le fantasie di esistenze possibili e non realizzate.

Il Marias di Veleno e ombra e addio (Einaudi, 420 pagine, 28 euro), il terzo tempo appena approdato in libreria della trilogia Il tuo volto domani, grande romanzo sulla violenza e la paura, l’apprendimento della solitudine, il peso che il passato esercita sul presente. E l’impossibilità di conoscere gli altri e anche se stessi che affiora anche nelle fulminanti micronarrazioni delle «fisionomie parlanti» in Sguardi. Nello sguardo della Ocampo che «si attacca alla vita quando sa che la vita inizia a prescindere da lei».

RENATO MINORE

Il Messaggero, 5 giugno 2010

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